Onoranze Funebri Roma saluta l’ex magistrato Domenico Sica

Domenico SicaE’ morto Domenico Sica, ex magistrato al servizio della Repubblica Italiana, morto a Roma all’età di 82 anni. Impegnato negli anni ’70 e ’80 nelle principali inchieste del Bel Paese per la procura di Roma, quali il caso Moro, l’omicidio Pecorelli, la P2, l’attentato al Papa, la Banda della Magliana, il caso di Emanuela Orlandi, Sica ha scritto un pezzo importante della storia giudiziaria italiana e siciliana.

Domenico Sica ha vinto, infatti, la sfida con Giovanni Falcone per l’Alto Commissariato Antimafia ed è stato tra i protagonisti dell’inchiesta sul Corvo, il caso giudiziario che ha coinvolto il giudice Alberto Di Pisa, attualmente procuratore a Marsala, condannato nel 1992 in primo grado perché l’impronta digitale lasciata su uno dei messaggi di accuse anonimi inviati a Falcone, Ayala, al procuratore Giammanco, al capo della polizia Vincenzo Parisi e al questore Gianni De Gennaro fu riscontrata con un’impronta raccolta proprio da Sica. Nel processo di appello l’impronta fu dichiarata inutilizzabile e Di Pisa venne assolto.

Domenico Sica ha indagato su terrorismo, criminalità organizzata, delitti eccellenti e misteri. Ha avuto molti sostenitori e tanti detrattori. “E’ stato un grande investigatore, un personaggio della storia d’Italia, un maestro”, dice di Sica l’ex giudice Ferdinando Imposimato, anch’egli protagonista di quel periodo all’Ufficio istruzione di Roma e ora presidente onorario della Cassazione.

Nembo Sic era l’appellativo di Domenico Sica negli anni ’70 alla procura di Roma, dove era arrivato a meta’ degli anni ’60 dopo un periodo all’Avvocatura di Stato. Sostituto procuratore brillante, si vide assegnate molte delle inchieste più scottanti, tanto da essere soprannominato anche ‘Assopigliatutto’.

E’ lui a occuparsi tra l’altro nel 1979 dell’indagine sull’omicidio del giornalista custode di segreti Mino Pecorelli. E poi la P2 e il caso Moro, ancora dentro gli anni ’80, l’attentato al Papa e la scomparsa di Emanuela Orlandi e Michele Sindona, fascicoli che prima o dopo finiscono sul tavolo di Sica. “Era instancabile – dice Imposimato – Chi dice che le sue inchieste spesso finivano nel nulla è mosso solo dall’invidia. Non decideva lui l’esito”.