È morto Liu Xiaobo: l’eroe di Tienanmen e nobel per la Pace

Era stato l’eroe di Piazza Tienanmen: nel 1989 era sceso in piazza schierandosi contro i carrarmati diventando protagonista della primavera cinese; Liu Xiaobo si è spento il 13 luglio, ancora in carcere e tenuto in stretta sorveglianza.

Malato di un tumore al fegato, sul suo corpo martoriato si è giocato fino all’ultimo un balletto politico: la Cina ha voluto condannarlo ancora volta, negandogli le cure in Germania o negli Usa.

L’attivista era stato condannato a 11 anni per “incitamento al sovvertimento dello stato” ed era stato trasferito dal carcere all’ospedale di Shenyang, ma la libertà concessa perché malato terminale è stata condizionale soltanto a parole: la morte ha deciso, è stata il fatto.

Liu Xiaobo – ricorda lo staff dell’agenzia funeraria Ama Onoranze Funebri Roma – era stato insignito del premio Nobel per la pace; premio che gli spettò di diritto ma che non venne mai ritirato.

Alla storica premiazione di Oslo, fu Liz Ulmann a leggere una dichiarazione di Liu Xiaobo di fronte ad una platea ammirata e ad una sedia vuota: “Non ho nemici, non provo odio” – scriveva l’attivista cinese.

L’ultima condanna, la definitiva, venne inflitta a Liu Xiaobo in seguito alla fondazione di “Charta 2008”, il manifesto firmato da 303 attivisti che chiede la fine del partito unico e il rispetto per i diritti umani in Cina.

Al suo capezzale è rimasta la moglie, la poetessa Liu Xia, anche lei dissidente agli arresti. I due si sono amati fin dai tempi della reclusione di Liu Xiaobo al campo di rieducazione (dove fu mandato per critiche al partito comunista cinese): perché lei avesse il diritto di andare a trovarlo, si sposarono a distanza e cominciarono una storia d’amore che superò difficoltà e battaglie.